A cosa serve uno Script Doctor?

A Hollywood con il termine script-doctor si intende uno sceneggiatore affermato che riscrive per la produzione una sceneggiatura, senza ricevere credito. Lo script-doctor si occupa di rendere più efficace la sceneggiatura, di migliorare la scrittura di singole scene o di una certa linea. Come figura che agisce nell’ombra e spesso segue le direttive dello studios, lo script-doctor è visto con sospetto, soprattutto nel momento in cui corregge e cambia il lavoro dello sceneggiatore senza che quest’ultimo abbia voce in capitolo.

Ma in un’ottica di scrittura professionale, lo script-doctor può essere una figura che lavora accanto e insieme allo sceneggiatore, aiutandolo a scrivere nel miglior modo possibile la sua sceneggiatura, sfruttando al meglio le occasioni che la storia offre e guidandolo nel lungo e difficile processo di scrittura come avviene per gli editor in letteratura. Per questo possiamo anche definirlo script-analyst, ovvero una figura che proprio come uno psico-analista, aiuta lo scrittore in un percorso di analisi e definizione della sua storia.

Come per l’analisi personale, non si può procedere da soli: perché nel testo che si scrive c’è sempre un alto coinvolgimento personale e il processo analitico richiede un’uscita da se stessi e la capacità di vedere le cose da un’altra prospettiva. Quindi il confronto con un Altro è un elemento necessario per qualsiasi scrittore, ma un lettore qualunque non basta, ci vuole un esperto, uno capace di separare il gusto personale dal giudizio tecnico, qualcuno che abbia un’ampia conoscenza di testi narrativi e di film, che sia esperto nel funzionamento dei vari generi e che conosca le tecniche di scrittura, ma sappia anche come funziona l’applicazione pratica della teoria, ma soprattutto qualcuno che sappia individuare e potenziare lo stile personale dello scrittore che sta “curando”.

La figura dell’editor è già presente (e ormai anche sdogata) in letteratura, ma è ancora più necessaria per la sceneggiatura. Nel linguaggio audiovisivo infatti la narrazione deve essere esternalizzata, non c’è modo di fare descrizioni e digressioni di approfondimento psicologico, tutto deve essere reso in azioni e reazioni. La narrazione drammaturgica è costituita da una storia che viene agita dai personaggi e messa in scena in una simulazione realistica. A differenza della letteratura, ma anche del fumetto che combina elementi visivi a elementi letterari, non c’è spazio nel testo drammaturgico per spiegazioni dell’autore o dei personaggi, ma l’effetto di significato si ottiene con la contrapposizione di elementi attraverso il conflitto. Capire come funziona il principio del conflitto e i molti modi in cui si esprime all’interno di una sceneggiatura è dunque fondamentale.

Mancando l’esplicita voce del narratore che c’è invece nella scrittura, risulta chiaro anche come la narrazione per immagini debba essere in qualche modo più oggettiva o comunque bisogna assicurarsi che il proprio messaggio arrivi al pubblico destinatario in tutta la sua pregnanza. Per questo è utile avere un editor professionista che guidi l’autore sulla giusta strada per esprimere le proprie intenzioni, che sappia suggerire soluzioni innovative che portano il progetto verso una direzione di universalità. È questa la potenza del cinema: riuscire a coinvolgere con la propria potenza immaginaria e di racconto un pubblico potenzialmente universale.
Infatti il problema principale che si trova ad affrontare uno script-doctor sono le potenzialità inespresse della sceneggiatura, le occasioni mancate, ovvero spunti e suggestioni che l’autore non ha esplorato fino in fondo, oppure temi astratti che non è riuscito a trasferire nella storia. Spesso il lavoro più complesso che deve fare lo script-analyst è aiutare l’autore a identificare il tema portante della storia e a esprimerlo al meglio. Spesso il tema è qualcosa di inconscio alla storia, anche in questo funziona la metafora dell’analisi. Nel momento in cui un autore pensa a una storia il tema è già lì e ha a che fare con la personalità profonda dell’autore stesso. Per questo è difficile analizzare se stessi e le proprie storie da soli, perché c’è un’inconsapevolezza di fondo nel raccontare, che lo scrittore professionista deve superare, per avere un controllo non solo su quello che vuole dire, ma anche su quello che vuole che il pubblico recepisca.