Me You Her – Purché non ci sia penetrazione

Me You Her

Purché non ci sia penetrazione

 

 

Solo due anni fa iniziai a scrivere la storia di un treesome sentimentale, la relazione stabile tra tre personaggi. Per l’esattezza due uomini e una donna. La cosa risultò strana e improbabile a tutti gli scrittori che conoscevo e ai quali chiesi di aiutarmi a scriverla.
Ma perché una commedia su tre personaggi che vivono una relazione sentimentale stabile?
Non può reggere!
Quello che mi convinceva di quella storia, invece, non era tanto trovare degli argomenti e delle idee su quello che poteva offrire una storia d’amore triangolare in sé, quanto il racconto di un mondo intorno, la società nella quale viviamo come un’occasione unica di svelamento e di imbarazzo.
Il mondo esterno al triangolo d’amore avrebbe fatto nascere degli spunti comici preziosi, delle rivelazioni sconvenienti rispetto alla libertà sessuale e sentimentale che crediamo di avere ma che non abbiamo affatto.
Non si trattava infatti di raccontare tre amici che si imbattono per sbaglio in un’orgia, ne di una coppia che tenta di risollevare la noia familiare con l’arrivo di una terza persona capace di innestare un brivido di novità e di impudenza; la storia raccontava un autentico, profondo, innegabile (forse noioso?) legame tra tre persone, unite dal desiderio di fare progetti insieme, di convivere e, perché no, di avere (non senza complicazioni) dei figli insieme.
Come reagiscono gli amici, i familiari, i colleghi di lavoro se tre persone decidono davvero di convivere in una relazione seria? E come reagisce un pubblico di spettatori a questa storia?
Quest’idea mi ossessionava: sarà stata forse la faccenda dei Pacs francesi, il tema delle adozioni per le coppie gay di cui si parlava in quel periodo, di Alessandro Sallusti che disse “Beh allora io voglio sposarmi con un carlino!”, era ovvio che tre personaggi di questo tipo dovevano essere dei nevrotici, delle persone pronte a confidarsi tutto, che non potevano fare a meno di accorgersi per filo e per segno di ciò che gli accadeva. Dovevano diventare degli animi sensibili, svegli, avrebbero notato con fare minuzioso e ansioso ogni minimo spostamento dei loro sentimenti per l’uno o per l’altro, misurato attentamente le loro gelosie, le loro paure e soprattutto ero convinta che si potevano raccontare dei personaggi puri, capaci di nascondere al resto del mondo la loro situazione paradossale fino all’estremo, degenerando poi verso un’inevitabile e comico scoppio finale. La bellezza finale sarebbe esplosa nel tentativo di raccontare i tre coniugi che lottano per il loro riconoscimento sociale.
Eppure anche l’Italia mi sembrava l’arena giusta per una storia del genere, un paese incline da secoli ad accettare di tutto, le più basse e orribili perversioni sessuali, bionde, more, rosse, cavalli, barboncini… ma solo a patto che rimangano segrete. Guai ad ufficializzarle!
Ecco che a distanza di molto tempo, quando il progetto era già naufragato nell’oblio generale, (mio e degli altri) arriva la serie You, Me Her, la prima commedia “poliromantica” della tv, scritta da John Scott Shepherd e ambientata a Portland.
Il titolo banale non rende giustizia alla velocità divertente dei dialoghi, alla cerebrale scarica di nevrosi che mette in campo in ogni situazione emotiva.
Anche qui il gioco amoroso tripartitico è composto da due donne e un uomo.

Lei 1, Emma: affascinante, ambiziosa, egoista, indelicata, sposata con Jack ma ancora troppo concentrata a comprendere se stessa per poter avere dei figli. Non si capisce quanti anni abbia, trenta come cinquanta ben portati. Ama capire i suoi sentimenti, tirarli fuori, respirare forte e vincere le battaglie. E’ un’idealista nevrotica che vive in un noioso quartiere di famigliole felici.

Quando sono al contempo nervosa e inebriata, divento magniloquente e pomposa e uso parole che nessuno userebbe…poi provo a negarlo con una disarmante auto consapevolezza!

Lui, Jack:  insipido maritino intellettuale. Vicepreside di qualche istituto, ansioso e fragile vittima dell’idealismo magniloquente della sua compagna Emma. Jack chiede consiglio a chiunque incontri per la sua strada tanto è l’inadattabilità tra se stesso e il mondo. E’ lui il primo a scappare dal matrimonio, il primo ad incontrare Izzy, la ragazza giovane e disponibile per una sola notte, dopo il disastroso tentativo di avere una qualche esperienza di sesso e passione con sua moglie. Anche se poi corre rapido a spifferare il tradimento in ogni dettaglio!

Vorrei andare a letto con qualcuno che non mi scoppi a ridere in faccia se provo a fare il macho sexy…

Lei 2, Izzy: ad attrarre i due è Izzy una studentessa di 24 anni, carina, intelligente, sessualmente confusa, eppure affascinata e sedotta da qualche oscuro lato dei “grandi”, il loro modo di soffermarsi a capire tutto anche quando non ce n’ è davvero bisogno.
Izzy è sfrontata, seducente ma anche timorosa quando si accorge di aver rovinato tutto.
Troppo giovane per poter dire qualche no.

…Bene…allora dato che parliamo come se fossimo già strafatti…ho qui un’erba deliziosa…

Le scappatelle amorose di entrambi non affondano il matrimonio.
Il patto regge perché il legame è di ferro. E regge anche la trama. Una serie di linee guida e di regole prestabilite tra i tre partecipanti alla liaison amorosa definisce i comportamenti, gli incontri, ne alleggerisce i ferimenti involontari pur senza garantire la tenuta del piacere per tutti.
Come Jack si innamora di Izzy, anche Emma se ne innamora perché dopotutto i due sono la stessa persona. Si chiamano di continuo, fanno training autogeno al telefono, si coprono le rispettive bugie intuendo in anticipo le gaffes l’uno dell’altro.
Izzy invece si innamora di loro perché si amano di quell’amore che piace anche a lei, perché vede in loro due il legame che cerca per se stessa e vorrebbe farne parte.
Allora i tre possono iniziare a fumare erba sdraiati sui tappeti, fare ingelosire il vicinato per la musica alta e le risate, baciarsi in tre, ridere, succhiarsi i capezzoli, rischiare di perdere il lavoro, piangere e consolarsi, nel bel mezzo di assurde serate che sono il ritorno al piacere e all’inconsapevolezza per i due quarantenni Emma e Jack e la scoperta della fiducia per una studentessa senza sogni. Purché, però, non ci sia la penetrazione.

Giuliana Liberatore